Come viene svolto il giudizio di confondibilità tra marchi?

Il giudice quanto è chiamato ad esprimersi sulla confondibilità tra segni distintivi deve valutare in concreto sia i segni, confrontandoli ma soprattutto valutare i prodotti che contraddistinguono sul mercato.

Funzione del marchio

Il marchio è un segno distintivo e come tale consente di rendere distinguibile sul mercato un determinato prodotto. Il marchio è, infatti, una bussola che guida il consumatore nelle sue scelte di acquisto, consentendogli solo visivamente di individuare un prodotto e di scegliere proprio quello tra la moltitudine di opzioni che gli offre il mercato.  

Quando vi è confondibilità?

La presenza di determinati elementi grafici e visivi simili tra due marchi può far si che risultino confondibili ma la valutazione di tale confondibilità va condotta avendo come riferimento sia la normale diligenza e avvedutezza del consumatore di riferimento per quel dato prodotto, sai il prodotto stesso.

L’attenzione, dunque, non deve essere puntata solo sul segno distintivo ma anche sul prodotto che va a contraddistinguere, attraverso una valutazione globale. Il giudice di merito dovrà dunque prendere in considerazione gli elementi distintivi e dominanti dei marchi oggetto di controversia, la somiglianza visiva, fonetica e concettuale e la generale impressione data da tutti gli elementi caratteristici di entrambi, compiendo però un raffronto anche tra i prodotti. Solo attraverso questo tipo di analisi ad ampio spettro, infatti, come ribadito dalla Corte di Cassazione con la sentenza dello scorso 21 ottobre 2022, n. 31221, è possibile accertare la concreta confondibilità tra imprese sul mercato.



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