APPROFONDIMENTO – GOLDEN POWER E M&A
- 24 Dicembre 2025
- Posted by: Veronica Airoldi
- Categoria: News

Golden Power e M&A: istruzioni per l’uso nell’era degli asset strategici
La due diligence finanziaria e legale non basta più. Nel 2025, chi investe in Italia — o chi vende la propria azienda — deve fare i conti con una terza variabile, spesso decisiva per il closing: l’interesse nazionale.
Il Golden Power (D.L. 21/2012 e successive modifiche) non è più uno strumento eccezionale riservato alla difesa militare, ma una procedura standard per un perimetro sempre più vasto di attività economiche. Per le imprese, il messaggio è chiaro: la compliance strategica non è burocrazia, è la condizione necessaria per la certezza dell’affare.
Nello specifico, la normativa impone l’obbligo di notifica per operazioni su asset strategici (Energia, Trasporti, 5G, Cloud, Cybersecurity, Agroalimentare, Salute). Molti investitori temono che la notifica equivalga a un blocco. ma è fondamentale sfatare questo mito: il Governo esercita raramente il potere di veto. Molto più frequente è l’approvazione condizionata da prescrizioni.
A riprova di ciò, tre casi recenti dimostrano come l’affare si possa concludere positivamente, purché si accettino le condizioni dello Stato:
- Caso Pirelli, 2023: anziché esercitare il veto, lo Stato ha definito un perimetro di sicurezza attorno al know-how strategico, stabilendo tramite maggioranze qualificate che il controllo sulle tecnologie chiave restasse in capo agli amministratori italiani.
- Caso Vodafone/Swisscom, 2024: via libera all’acquisizione, ma con l’obbligo vincolante per l’acquirente svizzero di garantire gli investimenti sul 5G e la continuità dei servizi per la PA.
- Caso Whirlpool/Arçelik, 2024: nella fusione con il gigante turco, le prescrizioni hanno riguardato il divieto di delocalizzare le produzioni e la salvaguardia dei livelli occupazionali.
Tuttavia, se questi sono esempi di macrosettori, è il comparto delle rinnovabili a rappresentare oggi il vero banco di prova.
Mentre la prassi commerciale e catastale qualifica spesso gli impianti come asset immobiliari, la normativa Golden Power guarda esclusivamente alla loro funzione strategica per la rete nazionale. Di conseguenza, molti operatori ritengono erroneamente che acquisire un parco fotovoltaico sia un’operazione immobiliare standard, ma non è così. Le criticità del 2025 riguardano infatti tre ambiti specifici:
in primo luogo, l’Utility Scale e lo Storage (BESS), dove l’attenzione non è sul residenziale, ma sui grandi impianti e soprattutto sui sistemi di accumulo, poiché chi controlla lo storage decide quando immettere energia in rete, esercitando un potere enorme per la sicurezza nazionale. In secondo luogo, c’è il nodo del Revamping: bisogna prestare attenzione all’acquisto di vecchi impianti da potenziare, perché se l’intervento aumenta la capacità installata, l’operazione modifica l’asset strategico e l’obbligo di notifica scatta anche se l’impianto era preesistente. Infine, va considerata la prossimità strategica: anche un impianto “piccolo” attiva i poteri speciali se situato vicino a siti sensibili come basi militari, radar o snodi ferroviari, rendendo necessaria una due diligence anche geografica.
A complicare lo scenario interviene spesso un ulteriore fattore: la provenienza dei capitali.
Le regole cambiano drasticamente se l’investitore (o il socio unico) è un soggetto extra-UE (ad es. proveniente dai mercati asiatici o americani). In questi casi, la soglia di controllo è più severa e il Governo applica spesso il principio della segregazione informativa: il socio estero può ricevere i dividendi e i report finanziari, ma l’accesso ai dati tecnici della rete elettrica e la gestione operativa devono restare in capo a management italiano o europeo, dotato di nulla osta di sicurezza.
Questa cautela nasce da una consapevolezza tecnica precisa: sotto il profilo della sicurezza nazionale, un impianto fotovoltaico non è una semplice infrastruttura fisica, ma un asset digitale gestito da inverter connessi alla rete. Per il Governo, questo è un punto critico. Se il software di controllo comunica con server situati fuori dall’UE (ad esempio in Cina), sussiste il rischio teorico che l’impianto venga manipolato o disattivato da remoto. Per questo, le prescrizioni impongono oggi che i dati restino su server europei e che la tecnologia di gestione sia certificata e priva di vulnerabilità sfruttabili da attori ostili.
Fronteggiare queste complessità è possibile. La domanda operativa è: come evitare che il Golden Power rallenti il closing o generi incertezza? La risposta è la pre-notifica (D.P.C.M. 133/2022). Questa procedura permette di trasmettere un’informativa preliminare al Governo e, entro 30 giorni, il Comitato comunica se l’operazione ricade o meno nella normativa. Questo permette di prevedere che il contratto di Share Purchase Agreement sia privo da condizioni sospensive inutili o, al contrario, di negoziare in anticipo le prescrizioni.
In ALLegal, supportiamo i clienti proprio in questa fase: trasformare la compliance da ostacolo burocratico a garanzia di solidità del deal.




