SCREENSHOT WHATSAPP: QUANDO VALGONO COME PROVA

SCREENSHOT WHATSAPP: QUANDO VALGONO COME PROVA

Uno screenshot di WhatsApp vale come prova nel processo civile?

È ormai consuetudine, in tutti i contesti lavorativi e non, scambiarsi informazioni tramite messaggi WhatsApp. Non vi è infatti alcun dubbio sul fatto che sia una modalità rapida, comoda ed efficace di informare tempestivamente l’altra parte in merito a problematiche o contestazioni.

È dunque ragionevole porsi la domanda, in caso di controversia, in merito all’effettivo valore di questo tipo di messaggi in un eventuale giudizio.

Innanzitutto, i messaggi WhatsApp sono documenti elettronici, dato che contengono la rappresentazione informatica di fatti o dati giuridicamente rilevanti.

In particolare, poi, lo screenshot costituisce una riproduzione della conversazione visualizzata sul dispositivo e la sua disciplina si collega all’art. 2712 del Codice civile, secondo cui le riproduzioni fotografiche e informatiche fanno piena prova dei fatti e delle cose rappresentate quando la persona contro la quale vengono prodotte non ne disconosce la conformità.

Questo non significa però che lo screenshot abbia automaticamente lo stesso valore di una scrittura privata firmata: il giudice dovrà quindi valutare se il numero di telefono, il profilo, il contenuto della conversazione e gli altri elementi disponibili consentano di riferire il messaggio alla persona indicata.

Ed infatti, il principale problema degli screenshot riguarda la loro attendibilità ed è per questo motivo che, in caso di produzione in giudizio, sarebbe preferibile conservare il più possibile l’intera chat intercorsa fra le parti: in questo modo, la semplice contestazione in merito ad una eventuale manipolazione o inesistenza dei messaggi scambiati potrebbe essere resa del tutto innocua.

Si tratta naturalmente di cautele pratiche, non sempre necessarie come requisito formale per depositare lo screenshot, ma importanti per rafforzarne l’affidabilità nel momento in cui la controparte ne contesti l’autenticità o il contenuto.

In sostanza, per chi deve tutelare un proprio diritto, la regola pratica è semplice: conservare il dispositivo e la conversazione originale, evitare ritagli o modifiche, documentare il collegamento con il mittente e valutare tempestivamente con il proprio legale il modo più efficace per produrre la chat in giudizio.